Dolore cronico e improvviso: si può curare ma non tutti lo sanno

25.07.2012 17:26

Il dolore fisico colpisce sei persone su dieci, di un’età media di 58 anni. Eppure meno della metà delle persone che convivono col dolore cronico segue un trattamento ad hoc.

Una lacuna legata anche alla disinformazione circa le opportunità terapeutiche attualmente a disposizione di questi pazienti e che afferiscono ad una specifica branca specialistica chiamata Medicina del Dolore, che studia proprio il dolore cronico e il modo in cui curarlo.

Fibromialgia, osteoporosi, artrosi, artriti croniche, ma anche cefalee primarie, lombosciatalgie, dolori di origine osteoarticolare e metastasi ossee o neuropatici, come le nevralgie post-erpetiche o del trigemino: per ciascuna di queste patologie può rivelarsi utile l’intervento dell’algologo, il cosiddetto 'medico del dolore'.

In Italia la Medicina del Dolore sta raggiungendo traguardi interessanti (e infatti nell’83% dei casi un trattamento contro il dolore si rivela efficace) e numerosi sono i centri di eccellenza in tale ambito. Ne è un esempio il Centro Multidisciplinare della Medicina del Dolore dell’IRCCS Neuromed che si occupa del dolore acuto (che si presenta all’improvviso) e del dolore cronico (continuativo nel tempo) e che studia le cause e le caratteristiche del dolore per proporre terapie sempre più personalizzate, finalizzate a migliorare la qualità della vita dei pazienti in modo da poter vivere in maniera più produttiva e attiva.

E il dolore colpisce in gran parte dei casi le donne, soprattutto quello legato a osteoporosi e malattie reumatiche. Per la sua sensibilità nei confronti delle problematiche femminili l’Istituto Neuromed è stato insignito di due bollini rosa dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (O.N.Da) che premia le strutture ospedaliere maggiormente sensibili nei confronti delle malattie che colpiscono le donne.

Francesca Merzagora, presidente di O.N.Da, ricorda che in Italia esiste, dal 2010, una legge che ha sancito in via definitiva che tutti hanno diritto a non soffrire, un provvedimento che “garantisce l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza, al fine di assicurare il rispetto della dignità e dell’autonomia della persona umana”.

Da Paginemediche.it