Timidezza, la sindrome di Mammolo

06.07.2012 11:19

Il primo appuntamento, una cena di lavoro con clienti importanti, una presentazione in pubblico, un colloquio di lavoro. Le mani sudate, tachicardia, il volto rosso, le gambe che tremano.

E' la sindrome di Mammolo, dal nome del nano di Biancaneve più timido di tutti. E a pagarne le conseguenze sono anche cuore (con la tachicardia), pelle (con eruzioni cutanee) e stomaco (con sensazione di nausea e vomito nei casi più gravi). La timidezza è un'emozione che si sviluppa in condizioni particolari di imbarazzo o di presunta inadeguatezza rispetto a chi ci circonda.

La persona timida, infatti, ha una sola certezza: che gli occhi di tutti siano puntati su di lei a giudicare quello che fa e, quindi la sua esigenza è quella di avere prestazioni eccellenti, ma la sua paura è di non essere mai all'altezza. Questo la limita moltissimo nelle relazioni interpersonali perché la persona timida, in ognuno, vede un possibile giudice delle sue azioni. Le sue reazioni nell'ambito delle relazioni personali sono o di sottomissione o di aggressività.

Finché la timidezza si limita a quei sintomi esterni tipici di questa condizione, tutto può essere accettabile. Il problema è che spesso la timidezza diventa qualcosa di più, diventa fobia, costringendo così chi ne soffre a condurre una vita fortemente limitata da questa condizione.

Le cause primarie sono sconosciute, ma si possono ricondurre essenzialmente ad una certa familiarità; cioè, chi ha avuto genitori poco comunicativi e timidi tendenzialmente sarà timida e poco comunicativa. In ogni caso, la timidezza non va trascurata poiché potrebbe sfociare in qualcosa di ben più preoccupante: fobie specifiche (claustrofobia, agorafobia, etc.), distimia, abuso di sostanze stupefacenti, alcolismo, fobia sociale.

Quando la 'vittima' è un bambino, sta ai genitori e poi alla scuola cercare di porre rimedio e prevenire una deviazione nel comportamento. E' sbagliato tanto coccolare troppo il bambino, quanto rimproverarlo. Nel primo caso, infatti, il bambino si convince della sua reale incapacità di affrontare la realtà e delle paure che lo attanagliano.

Nel secondo caso, invece, si deprime la sua autostima, che si sta ancora formando, creando nel piccolo un timore delle aspettative altrui e della sua incapacità di soddisfarle. Il dialogo, sia a casa che a scuola, è invece l'arma più efficace per combattere l'insorgenza della timidezza.

Cosa fare

Innanzitutto, convincetevi di essere sempre all'altezza della situazione in cui vi venite a trovare. Se sbagliate non rimproveratevi, nessuno è perfetto, ma imparate a trattarvi con ironia e ridete voi stessi per primi dei vostri difetti, anche tra gli amici.

Rilassatevi e non pensate sempre a ciò che avete sbagliato, ma anche a ciò che avete fatto di buono non attribuendolo solo al caso. Affermate la vostra personalità in mezzo agli altri, intervenendo nelle discussioni, senza aver paura di dissentire da ciò che essi pensano, ma non per il semplice gusto di farlo, semmai motivando il vostro dissenso. Fate progetti ed evitate di guardare al passato, soprattutto se è negativo. In breve, pensate positivo.

Da Paginemediche.it